Toponomastica

Cagliari ha un patrimonio poco conosciuto che andrebbe valorizzato. È un patrimonio ricco con delle punte eccezionali.
Un patrimonio che se conosciuto e adeguatamente supportato potrebbe far crescere Cagliari dal punto di vista culturale, turistico e dunque economico. Potrebbe anche diventare un bene esportabile in altre realtà.
Ciò di cui parlo è la toponomastica. Potrei fermarmi qui perché penso che non ci sia niente da spiegare,  è sotto gli occhi di tutti. Proverò semplicemente a fare degli esempi e a spiegare come trasformare una eccellenza in ricchezza.
Via Nicolò Calipari;
Piazza Madre Teresa di Calcutta;
Piazza Donatori di Sangue.

Nicolò Calipari, eroe o, semplicemente un dipendente dello Stato caduto nell’adempimento del proprio servizio. Un esempio per le giovani generazioni.
Bene dunque ha fatto l’amministrazione comunale a dedicargli una strada, insomma una strada. Più che altro una striscia di asfalto ai piedi del Palazzo di Giustizia. Un raccordo tra via Tuveri e via Pessina. Vabbè, meglio di niente.
Madre Teresa di Calcutta. Cosa si può dire che già non si sappia? L’incarnazione della misericordia e della pietà per i credenti, un impegno al fianco degli ultimi anche per chi non crede.
Giusto quindi intitolarle una piazza a fianco ad un viale molto importante come viale Diaz, a ridosso di una importante Banca.
Donatori di sangue. Giusto riconoscimento a chi, con un personale sacrificio, permette che la vita sia salvata a chi si trova in gravi difficoltà.
Anche per questa piazza una analoga collocazione, viale Diaz da un lato, una grande Banca, o una Banca grande, dall’altro.
E quale è la caratteristica che le citate vie e piazze hanno in comune? Tutte e tre sono adibite a parcheggio! Questa è la straordinaria perla che le impreziosisce. Perché a Cagliari il parcheggio è il Re dell’urbanistica. Tutto ruota attorno ai parcheggi, quelli attuali e quelli che si volevano costruire. Il parcheggio è l’anima moderna della nostra città.
Toponomastica e parcheggi sono il patrimonio che farà crescere la nostra economia.
Ho qui delle proposte per la nuova amministrazione di Cagliari:

  • Organizzare un tour dei parcheggi. Esiste già a Barumini il tour dei nuraghi, facciamo a Cagliari il tour dei parcheggi. Anche metaforicamente si oppone alla staticità delle pietre, la mobilità delle autovetture.
  • Cambiare il nome via Riva Villasanta in via Gigi Riva. Le targhe delle strade sarebbero facilmente correggibili con costi contenuti e si darebbe lustro al più cagliaritano dei non cagliaritani. È vero che si possono intitolare le strade solo ai morti, ma in alcuni casi è stata fatta una eccezione. Ad esempio negli anni cinquanta, quando fu dato il nome a piazza Repubblica, allora la Repubblica Italiana era ancora viva anzi, neonata.
  • Permettere ai privati di dare un nome ai propri parcheggi. Ad esempio, il condominio di via Solmi 77 potrebbe dedicare il proprio parcheggio condominiale nel piano pilotis al cav. Adalberto Murredda, primo e storico capocondomino. Basterà pagare una piccola tassa e questo sarà realtà, con beneficio per le casse comunali e gioia per i condomini.
  • Evitare di ribattezzare la rotonda di via Cadello col nome di Parco del Traffico, così come ipotizzato dalla precedente amministrazione.

 
Per concludere. Nei giorni scorsi a Cagliari è morto un cagliaritano molto amato e che molto ha amato Cagliari.
Vi chiedo di vigilare, vigiliamo tutti perché a lui venga dedicata una vera piazza o una via. Facciamo sentire la nostra voce perché si eviti lo scempio di chiamare la rotonda del Brotzu o quella piccolina di via Jenner o i parcheggi del mercato di San Benedetto col nome di Antonio Romagnino.
Dedichiamogli invece quella che erroneamente chiamiamo piazza Savoia.

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Invito

Il nostro mondo sopra e sottoLibero incontro sul bambino
Per far crescere un bambino ci vuole un intero villaggio
(proverbio africano)

Venerdì 28 Ottobre • ore 16,00 – 19,00
Sala Thun
Ospedale Microcitemico di Cagliari

Invito
                                                                                                                 Se pensate che possa interessarvi… io ci sarò.

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Intervista

Se vi fosse sfuggita, e avete 4 minuti e 45 secondi a disposizione, potete ascoltare l’intevista andata oggi in onda su Radio Rai Sardegna all’interno della trasmissione S.O.S. – Lo spettacolo nella bottiglia nella quale ho parlato degli appuntamenti del Festival Tuttestorie in collaborazione con la scuolainospedale del Microcitemico.

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PennettaRubia

Era l'alba nel grande accampamento dei Sioux. Mi-A-Mamma, una giovane squaw, si alzò ed uscì dal tepee. Dopo aver ravvivato il fuoco, decise di preparare un dolce per sua madre che viveva al di là della prateria, in una tenda isolata.
Quando il dolce fu pronto chiamò sua figlia, Pen-Net-Ta-Ru-Bia e le disse:
PennettaRubia, vai da tua nonna, Ia-Ia-Bec-cia, e portale questo dolce. È la mia specialità, il Kin-der-briosh.”
PennettaRubia avrebbe voluto giocare un po' con Nuvoletta Bianca e Caraganzu, le sue migliori amiche, ma sa che quando sua madre, Mi-A-Mamma, dice una cosa, quella cosa va fatta. E così si preparò.
Mi raccomando, fai il giro largo e non passare per la prateria. Ricordati che lì c'è Coyote, il furbo e astuto Coyote, che non vede l'ora di mangiare una bella e tenera squaw come te.”

PennettaRubia era una piccola squaw ubbidiente ma anche molto pigra. Sapeva bene che per non passare dalla prateria avrebbe dovuto fare un giro molto più lungo. E così disobbedì.
Si avventurò nella prateria saltellando e cantando una canzoncina che le aveva insegnato la nonna.
Da quando aveva lasciato il suo accampamento era trascorse già parecchio tempo, il sole infatti aveva camminato molto nel cielo. All'improvviso dal fitto dell'erba saltò fuori… PennetaRubia, non sapeva chi fosse quell'animale che si trovò davanti.
Quale è il tuo nome piccola squaw?”le chiese.
Mi chiamo PennettaRubia”le rispose.
E dove ti portano i tuoi mocassini?”
Vado a portare un dolce a mia nonna IaIaBeccia.”
E dove ha piantato la sua tenda tua nonna?”
Alla fine della prateria, mille passi fuori dal cerchio dei tepee della sua tribù.”
Bene, bene, pensò il Coyote perché proprio di lui si trattava.
E tu chi sei?”domandò PennettaRubia.
Io sono il Coy… il Coi-niglio Gigante della Prateria”rispose il Coyote che aveva appena pensato a un modo per mangiare nonna e nipote.
Ciao Coi-niglio Gigante della Prateria, io devo andare.”
Il Coyote salutò fingendo di andare verso dove muore il sole invece si nascose tra l'erba alta. Aspettò che PennettaRubia si distraesse un pochino e, strisciando come solo i coyote sanno fare, la superò.
Il Coyote arrivò al tepee di IaIaBecia, con un salto fu dentro e in un solo boccone divorò la vecchia squaw.
Soddisfatto di quel pasto, Coyote si preparò all'arrivo di PennettaRubia. Si infilò un paio di mocassini, una tunica in pelle di cervo e cinque piume di corvo sulla testa.
Poco dopo arrivò PennettaRubia. Il Coyote, che l'aveva sentita arrivare camuffò la voce e la invitò ad entrare.
PennettaRubia, era una bambina quasi ubbidiente, un po' pigra e anche un po' distratta. Notò però che la nonna era diversa da come la ricordava.
IaIaBeccia, e da almeno due lune che non ci vediamo, cosa ti è successo?”
Niente cara nipotina, perché mi fai questa domanda?”
Perché… che orecchie grandi che hai nonna?”
Per sentire meglio.”
E che unghie grandi che hai!”
Per cercare meglio le radici.”
E che baffi grandi che hai!”
E si, ho perso il coltello affilato e oggi non ho potuto tagliarli.”
E che occhi grandi che hai!”
Sai vivo da sola… devo stare molto attenta.”
E che denti grandi che hai!”
A quel punto il Coyote spalancò la bocca e disse:
Per mangiarti meglio!”
E in un boccone la mangiò. Per concludere il suo pranzo divorò anche Kin-der-brios, il dolce che PennettaRubia aveva portato a IaIaBeccia.
Dopo un pasto così abbondante a Coyote venne sonno, si sdraiò sulla stuoia di IaIaBeccia e si addormentò iniziando a russare soddisfatto.
Era quasi notte quando vicino al tepee passò un giovane cacciatore che si chiamava TivedoTimiroTiprendo ma gli altri giovani guerrieri lo chiamavano Lampu! Il suo istinto di cacciatore gli fece capire che qualcosa non andava. Si avvicinò alla tenda e sentì il gran russare di Coyote. Entrò senza fare nessun rumore dentro il tepee e, appena visto Coyote, lo stordì con un colpo di Tomahawk alla testa. Come cessò il gran russare Lampu! sentì una vocina che usciva dalla pancia di Coyote e che chiedeva aiuto.
Prese il coltello, aprì la pancia e IaIaBeccia e PennettaRubia, seppure un po' sporche di Kin-der-brios, saltarono fuori.
La gioia fu talmente grande e le urla di gioia tanto potenti che tutti e tre si dimenticarono di Coyote.
Il furbo animale tenendosi la pancia e afferrando un grande ago e un filo fatto di pelle di bisonte, usci di corsa dal tepee e, approfittando della notte appena arrivata, riuscì a scappare. Si fermò solo quando fu sicuro di essere in salvo.
In cielo la luna piena dava una luce potente, Coyote prese ago e filo e si cucì la pancia. I suoi ululati si potevano sentire da chilometri di distanza.
Da quel giorno, ricordando quel grande dolore, i Coyote ululano alla luna.

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