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	<title>Se è da narrar</title>
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	<description>Mi chiamo Andrea Serra, Se è da narrar è l&#039;anagramma del mio nome</description>
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		<title>Domani</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 23:27:16 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[riflessi]]></category>

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		<description><![CDATA[Altro non ho che il presente per agire. Giacché il passato mi serve per imparare e il futuro per immaginare, il presente.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;">Altro non ho</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;"> che il presente</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;"> per agire.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;"> Giacché il passato</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;"> mi serve per imparare</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;"> e il futuro</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;"> per immaginare,</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;"> il presente.</span></p>
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		<title>Articolo su Liber</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 17:34:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fumoepietra</dc:creator>
				<category><![CDATA[info]]></category>
		<category><![CDATA[riflessi]]></category>

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		<description><![CDATA[Nell&#8217;ultimo numero di LIBER, trimestrale di informazione bibliografica e di orientamento critico promosso dalla Biblioteca Gianni Rodari di Campi Bisenzio, è stato pubblicato un mio articolo, intitolato Quando la scuola è in corsia. E&#8217; una riflessione sul mio lavoro. Se &#8230; <a href="http://fumoepietra.altervista.org/2012/01/21/articolo-su-liber/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif; font-size: medium;">Nell&#8217;ultimo numero di <a title="Liber, treimestrale di letteratura per l'infanzia" href="http://www.liberweb.it/index.html">LIBER</a>, trimestrale di informazione bibliografica e di orientamento critico promosso dalla Biblioteca Gianni Rodari di Campi Bisenzio, è stato pubblicato un mio articolo, intitolato <em>Quando la scuola è in corsia</em>.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E&#8217; una riflessione sul mio lavoro. Se avete voglia di leggerlo lo incollo qui sotto.</span></p>
<p style="text-align: center;">_________________________________________________________</p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;">Quello che i bambini pensano della morte è un mistero. Non tanto perché è impossibile saperlo, quanto perché è difficile volerlo sapere. Morte e bambini sono parole che non dovrebbero trovare alloggio nella stessa riga, possibilmente neanche nella stessa pagina.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;"> Da qui è iniziato il mio viaggio.</span></p>
<p><em><span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;">– Papino, perché si muore?</span></em><br />
<em> <span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;"> – Perché &#8230; altrimenti ci sarebbero troppe persone sulla terra, allora qualcuno muore e lascia il suo posto a chi deve nascere.</span></em><br />
<em> <span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;"> – Allora nonno Pietro è morto perché potessi nascere io. E chi è morto per far nascere Marco?</span></em><br />
<em> <span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;"> – Non è proprio così, non è così diretto. Vedi, uno può morire in qualunque parte del mondo, in America, in Germania, ad esempio, ed un&#8217;altra può nascere qui in Italia oppure in India.</span></em><br />
<em> <span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;"> – Allora è per questo che fanno la guerra, per fare spazio, lontano da casa loro, a quelli che devono nascere!</span></em><br />
<em> <span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;"> – No, non è così. Ascolta, le guerre si fanno perché certe persone sono cattive.</span></em><br />
<em> <span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;"> – E allora le uccidono?</span></em><br />
<em> <span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;"> – No, non sono i cattivi che muoiono, sono i cattivi quelli che uccidono. Capito?</span></em><br />
<em> <span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;"> – Uhm&#8230;</span></em><br />
<em> <span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;"> – Dai, adesso infila le scarpine che dobbiamo uscire.</span></em><br />
<em> <span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;"> – Papino, tu non sei cattivo, vero? Tu non hai ucciso nessuno per far nascere me, vero?</span></em><br />
<em> <span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;"> – Certo che no! Forza prendi la giacchina e usciamo.</span></em><br />
<em> <span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;"> – Papino, quando io voglio avere un figlio non voglio che muoia nessuno. Magari faccio un figlio nano che occupa poco spazio, va bene?</span></em><br />
<em> <span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;"> – Certo, è veramente una bella idea. Però poi, un altro giorno, ne parliamo di nuovo così riesco a spiegarmi meglio. Magari ne parliamo anche con la mamma, ok?</span></em><br />
<em> <span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;"> – Va bene. Tu pensi che mamma lo voglia un nipotino nano?</span></em><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;"> Mi sembra di poter descrivere così la difficoltà che l&#8217;adulto ha nel parlare della morte, di parlarne con i bambini. Il senso del limite i bambini lo conoscono, è più presente a loro di quanto non sia per noi. Magari ci sbattono contro cento volte, ma sanno che c’è. Noi adulti spesso facciamo finta. Della morte meglio non parlarne, così non c’è. Siamo veramente infantili.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;"> Nel dialogo la bambina sta sempre sul punto, non cede, è logica. Il padre spara, arranca, fa un passo avanti e due indietro. Questo mi sembra di avere colto, a partire da me.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;"> Sono un maestro elementare, molto elementare. Per vezzo e presunzione nel camiciotto ho scritto MaEstro. Uso il camiciotto perché otto anni fa, ho iniziato ad insegnare in una scuolainospedale. Una scelta con molte motivazioni che avrei capito a poco a poco. Una scelta comunque.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;"> La scuola si trova all’interno di un ospedale pediatrico nato per la cura e la ricerca della talassemia (anemia mediterranea) ma col tempo ha ampliato la propria azione alle malattie rare e successivamente all’oncoematologia pediatrica. È in questi due reparti più il centro Trapianti di Midollo Osseo, che svolgo il mio lavoro.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;"> La mia attività si svolge prioritariamente con i bambini delle elementari ma ovviamente nel concreto, si rivolge a tutti quelli che frequentano la scuola. Oltre alla parte didattica, lezioni individuali prevalentemente, un aspetto importante del lavoro è quello da fare con gli insegnanti delle classi di origine. L&#8217;importanza di questa attività ha il duplice scopo di permettere ai miei alunni di fare le attività dei propri compagni, ma anche quella di mantenere la classe, gli insegnanti e i compagni, dentro la vita del bambino/ragazzo.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;"> Dove è possibile, e per fortuna lo sta diventando sempre più spesso, utilizziamo anche i collegamenti con Skype per far seguire dall&#8217;ospedale o da casa le lezioni con i propri insegnanti.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;"> L&#8217;aspetto più importante, dopo quello di garantire ai bambini ricoverati di godere del diritto allo studio, è quello di fornire un elemento di normalità, di quotidianità in un ambiente e in un momento in cui questa è totalmente capovolta. E in questo capovolgimento è necessario capire che nel concreto, nelle emozioni, nelle sensazioni, non sia il bambino ad entrare in ospedale quanto piuttosto l&#8217;ospedale ad entrare dentro il bambino. Questo cambio di prospettiva aiuta a capire che sei tu adulto ad entrare nella casa del bambino e non viceversa. In questo modo tutto quelle che sono le regole, i ritmi, le terapie dolorose, devono trovare un modo diverso per essere proposte.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;"> La scuola ha la facilità, rispetto all&#8217;ospedale, di proporsi in questo modo. E&#8217;, o dovrebbe essere, il suo compito, specialmente nella scuola elementare.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;"> In ultima analisi mi sembra che la scuola sia un filo che si intreccia con quello del bambino per rinsaldarlo evitando delle fratture molto profonde tra il prima e il dopo la malattia.</span></p>
<p><span id="more-25780045"></span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;"> In ospedale, in un reparto di oncoematologia, si presume che le parole bambino e morte possano stare sulla stessa pagina. Devo invece dire che l&#8217;ospedale è specchio fedele della nostra società. Paradossalmente è e rimane un tabù, più un argomento di cui parlare &#8220;a freddo&#8221; che una realtà da affrontare nel quotidiano. Anche le famiglie, comprensibilmente, cercano di tenere lontano dai bambini questo argomento. Purtroppo il risultato è che i bambini non trovano interlocutori alle loro riflessioni e paure. È inoltre impossibile tenere nascosta questa esperienza tra bambini e ragazzi che per mesi si vedono spessissimo, che si ritrovano via sms o mail e che, di colpo, scompaiono.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;"> Come maestro cerco di entrare sui temi della malattia, della paura, della morte, in modo indiretto, attraverso i libri e la scrittura. Ovviamente si aprono mondi. A volte attraverso i testi scritti dai bambini, i medici hanno colto, nero su bianco, aspetti che fino ad allora avevano sotto gli occhi tutti i giorni, ma che non riuscivano a vedere.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;"> Alcuni anni fa, una mamma mi ha chiesto di comunicare alla propria figlia, la morte di un altro mio alunno che aveva fatto per diversi mesi un cammino parallelo al suo. Lei non ci riusciva.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;"> È stata importante la consapevolezza delle proprie difficoltà, è stato importante poter costruire un percorso attraverso il quale arrivare alla &#8220;notizia&#8221;. L&#8217;accompagnamento ha permesso successivamente alla madre di fornirle il sostegno di cui aveva bisogno. Purtroppo non sempre ci si riesce.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;"> Da un punto di vista statistico per fortuna le terapie che portano alla guarigione sono aumentate molto nel corso degli anni. Nelle leucemie infantili si arriva circa all&#8217;80-85% Questo ovviamente non ne elimina la paura, ma offre una speranza che prima era molto difficile vedere. A volte però la prospettiva permette vie di fuga dalla realtà che, sia per i genitori che per i medici, significano uno spostarsi dal qui e ora dei bambini: il luogo più bello, il più intenso anche se spesso il più difficile da abitare.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;"> E di questo luogo voglio raccontare.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;"> Alla fine di quest&#8217;ultimo anno scolastico una mia alunna ha preso il diploma, anzi, la licenza media. Per un maestro elementare già questo non è poco.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;"> La mia alunna vive una strana situazione: ha poco tempo da vivere ma molta vita. Necessita di continue aspirazioni (dal naso, dalla bocca, dal sondino nella trachea), è attaccata a molte macchine (cibo, ossigeno, farmaci), è certamente attaccata alla vita.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;"> Ha fatto l&#8217;esame in una condizione fisica di partenza spaventosa. Lo ha sostenuto senza chiedere nessuno sconto ma anzi vigilando perché nessuno sconto le arrivasse.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;"> Era partita, a fine aprile, per verificare la possibilità di un intervento chirurgico che invece non sarebbe stata né praticabile né utile. Al suo ritorno, la prima cosa che mi ha chiesto quando ci siamo incontrati è stata se secondo me era il caso che completasse la tesina sui vulcani. Le ho detto di sì e, nonostante tutto, la tesina è stata preparata.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;"> Questa è stata una cosa molto bella, ma non mi ha sorpreso. Ho già avuto modo di constatare la forza che i ragazzi hanno, la capacità di stare nel qui e ora e di decidere quale qui e ora abitare. L&#8217;esame era il suo qui e ora.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;"> Ciò che ha reso questa storia importante oltre che bellissima, è stato l&#8217;incontro tra la sua forza e quella di chi doveva esaminarla. I suoi insegnanti che, in un modo o nell&#8217;altro, l&#8217;hanno seguita anche in questo anno, sono stati impeccabili. Attenti, elastici, empatici, esigenti, amorevoli, rispettosi, consapevoli. In altre parole sono riusciti a dare alla Mia Alunna quello di cui aveva bisogno: sostenere con serietà il proprio esame, misurare le proprie potenzialità, affermare la propria parte sana, mostrare che si è persone prima di essere sani o malati.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;"> L&#8217;incontro tra queste due consapevolezze ha fatto il miracolo, ha regalato energia a tutti noi. E le ho viste allargarsi queste energie.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;"> Ho visto la madre della Mia Alunna piangere, finalmente, di gioia; ho visto l&#8217;ospedale adattarsi alle esigenze dei pazienti; ho visto la scuola essere scuola, ho visto infermieri e medici increduli ed altri sempre più “creduli”; ho visto la scelta che ho fatto otto anni fa e l&#8217;ho benedetta; ho visto una alunna emozionata e felice per quello che era riuscita a fare; ho visto tagliare un traguardo ma ancora di più la strada percorsa; ho visto i suoi occhi e non li dimentico.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;"> Ed è per questo che racconto questa storia. Per ricordare, per condividere, per non dimenticare. E per ringraziare.</span></p>
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		<title>Esisto</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 23:22:04 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[In una notte senza stelle e luna, all&#8217;interno  della camera oscura di un fotografo, dentro una scatola perfettamente sigillata, sopra un foglio di cartoncino nero, una macchia di inchiostro di china si chiedeva se mai avrebbe avuto la possibilità di &#8230; <a href="http://fumoepietra.altervista.org/2012/01/18/esisto/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In una notte senza stelle e luna,<br />
all&#8217;interno  della camera oscura di un fotografo,<br />
dentro una scatola perfettamente sigillata,<br />
sopra un foglio di cartoncino nero,<br />
una macchia di inchiostro di china<br />
si chiedeva se mai avrebbe avuto la possibilità<br />
di far conoscere la propria esistenza.<br />
Eccola accontentata.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>1 Orizzontale</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 22:25:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Tutto quello che c&#8217;è da sapere è già scritto nella locandina, se pensate che possa interessarvi venite. Io ci sarò.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://fumoepietra.altervista.org/wp-content/uploads/2012/01/1.jpg"><img class="wp-image-25780038 alignnone" title="1" src="http://fumoepietra.altervista.org/wp-content/uploads/2012/01/1-723x1024.jpg" alt="" width="570" height="801" /></a></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;">Tutto quello che c&#8217;è da sapere è già scritto nella locandina, se pensate che possa interessarvi venite.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;">Io ci sarò</span>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Alberi</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Jan 2012 16:25:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://fumoepietra.altervista.org/wp-content/uploads/2012/01/giardini-pubblici-044.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-25780028" title="giardini pubblici " src="http://fumoepietra.altervista.org/wp-content/uploads/2012/01/giardini-pubblici-044-1024x770.jpg" alt="" width="584" height="439" /></a></p>
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		<title>Cordis</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 22:26:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ci sono delle persone che davanti ad una porta si bloccano. Altri bussano e bussano e bussano finché non gli si apre. Alcuni si lamentano perché nessuno gli apre la porta. Altri ancora tornano indietro. Qualcuno invece, pochi in verità, &#8230; <a href="http://fumoepietra.altervista.org/2011/12/21/cordis/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;">Ci sono delle persone che davanti ad una porta si bloccano. Altri bussano e bussano e bussano finché non gli si apre. Alcuni si lamentano perché nessuno gli apre la porta. Altri ancora tornano indietro.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;">Qualcuno invece, pochi in verità, hanno il potere di trasformare la porta in un arco a tutto sesto, ed entrano. E anche ciò che prima stava chiuso si trasforma, diventa un giardino o un acquario, una voliera o una pista da ballo. Quello che è certo è che non sarà più ciò che era.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;">A volte capita la fortuna di avere davanti alla propria porta una persona che ha questo potere.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;">Non è una magia, un colpo di bacchetta magica che senza fatica fa apparire dal nulla ciò che fino ad un attimo prima non c’era.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;">No, è semplicemente la capacità di prendere quello che c’è, quello che si vede e quello che è invisibile agli occhi e dargli nuova luce, nuova forma.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;">A me è successo. Una bambina si è fermata davanti alla mia porta e ha trasformato il mio mondo. Ci vuole molta curiosità, rispetto, ostinazione e fatica per trasformare in meglio le cose.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;">E. ha fatto questo, è riuscita a far emergere le mie capacità, la mia bellezza. Se qualcosa ho fatto di buono è stato fidarmi, così come lei ha sempre fatto con me. Lei invece ha dovuto impegnarsi e faticare: trasformare il mondo non è una passeggiata. Se hai dodici anni e hai passato metà del tuo tempo a curare una malattia ostinata almeno quanto te, è ancora più difficile.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;">Ma, E. l’ha dimostrato, non è impossibile. Anzi mi è sembrato di capire che in realtà è l’unica cosa possibile, l’unica capace di dare un senso pieno alla vita.</span></p>
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		<title>Di rami</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 23:58:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fumoepietra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://fumoepietra.altervista.org/wp-content/uploads/2011/12/cani-e-api-e-fiori-1-1-07-014.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-25780013" title="rami" src="http://fumoepietra.altervista.org/wp-content/uploads/2011/12/cani-e-api-e-fiori-1-1-07-014.jpg" alt="" width="3040" height="2288" /></a></p>
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		<title>Mentre</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 16:59:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fumoepietra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mentre continuava la consueta disputa tra l&#8217;Ottimista e il Pessimista su quale fosse la reale quantità di liquido contenuto nel bicchiere; Mentre gli osservatori si schieravano di volta in volta con l&#8217;uno o con l&#8217;altro affascinati dalle rispettive capacità retoriche &#8230; <a href="http://fumoepietra.altervista.org/2011/12/15/mentre/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;">Mentre continuava la consueta disputa tra l&#8217;Ottimista e il Pessimista su quale fosse la reale quantità di liquido contenuto nel bicchiere;</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;">Mentre gli osservatori si schieravano di volta in volta con l&#8217;uno o con l&#8217;altro affascinati dalle rispettive capacità retoriche e oratorie;</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva; font-size: medium;">Mentre tutto ciò avveniva, il Realista provava, timidamente, a comunicare che il bicchiere, con il liquido ancora non definito nella sua misura, qualcuno se l&#8217;era fottuto da tempo.</span></p>
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		<title>NUOVI ANOMÀLI</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 23:19:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fumoepietra</dc:creator>
				<category><![CDATA[inezie]]></category>
		<category><![CDATA[parodie]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[SCIANCALLO Canide che si nutre esclusivamente di avanzi di carogne in quanto arriva sempre in ritardo a causa di una artrosi congenita agli arti posteriori. Viene anche definito diversamente abile mangiatore di carogne. ELEFANTASMA Pachiderma che ha come habitat naturale &#8230; <a href="http://fumoepietra.altervista.org/2011/12/14/nuovi-anomali/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>SCIANCALLO<br />
Canide che si nutre esclusivamente di avanzi di carogne in quanto arriva sempre in ritardo a causa di una artrosi congenita agli arti posteriori. Viene anche definito diversamente abile mangiatore di carogne.</p>
<p>ELEFANTASMA<br />
Pachiderma che ha come habitat naturale i vecchi castelli scozzesi.</p>
<p>GATTEAU<br />
Felineau da appartamentau spesseau diabetikeau</p>
<p>MIGNOTTAURO<br />
Toro farfallone e poligamo. Alla mucca preferisce la vacca.</p>
<p>ELEFINTO<br />
Particolare specie di camaleonte. Si rotola nell&#8217;argilla e in questo modo si procura una falsa proboscide del tutto uguale a quella dei pachidermi. Le sue dimensioni non gli permettono però di ingannare nessuno.</p>
<p>PESCE COCKER<br />
Sottospecie di pescecane. Due protuberanze ai lati della testa, simili a lunghe orecchie, occhi da triglia morente uniti alla curiosità e giocosità con cui si avvicina agli altri abitanti del mare “scodinzolando” o per meglio dire “pinnando posteriormente”, l&#8217;hanno reso una facile preda. È in via di estinzione.</p>
<p>BOURBONCINO<br />
Conosciuto anche col nome scientifico di Canis cirroticus. Si tratta di un cane perennemente alticcio che invece del solito bau bau dice Cin Cin.</p>
<p>AL LUPO<br />
Strana variante del lupo. Quando vede la sua immagine riflessa si spaventa e grida il suo nome. Viene cacciato disseminando i boschi di piccoli specchi. È ormai quasi estinto.</p>
<p>LUPORCO<br />
Della famiglia del lupo marsicano. Invece di ululare alla luna preferisce fischiare alle lupacchiotte.</p>
<p>SCARAPAGGIO<br />
Curioso insetto dotato di folta capigliatura a caschetto e di calzoni alla zuava su una buffa calzamaglia</p>
<p>VOLPESCURA<br />
Animale molto furbo. Essendo dotato di una portentosa sudorazione alle estremità delle zampe che lo rende una facile preda, si è dotato di particolari zoccoli.</p>
<p>CERVELLO<br />
Giovane cervo che possiede un altissimo Q.I. Spesso è costretto ad emigrare per l&#8217;impossibilità di trovare una adeguata collocazione.</p>
<p>CAVALLO CON MANIGLIE<br />
Equino che sfrutta al massimo le sua rete di relazioni sociali. Si trova, spesso immeritatamente, ai vertici della complessa società equina.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La prima parte si trova qui <a href="http://fumoepietra.altervista.org/2007/04/01/anomali/">ANOMÀLI</a></p>
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		<title>Tema</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 22:46:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fumoepietra</dc:creator>
				<category><![CDATA[racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Racconta le tue vacanze Svolgimento &#160; Questa estate ho fatto proprio delle belle vacanze. Sono andato a fare delle gite e ho giocato e guardato la televisione e poi una volta sono andato al cinema. La volta che mi sono &#8230; <a href="http://fumoepietra.altervista.org/2011/12/05/tema/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><span style="font-family: verdana,geneva;"><strong>Racconta le tue vacanze</strong></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: verdana,geneva;"><strong>Svolgimento</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: medium;">Questa estate ho fatto proprio delle belle vacanze. Sono andato a fare delle gite e ho giocato e guardato la televisione e poi una volta sono andato al cinema.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">La volta che mi sono divertito di più è quando siamo andati con mia mamma e mio babbo alla villetta di mio zio Armando. Siamo partiti alle sette di mattina e la macchina era piena piena di bagagli e poi mamma aveva anche fatto la pasta al forno che l&#8217;aveva messa dietro il sedile e faceva un caldo che si appannava il vetro di dietro. La strada era tutta a curve e babbo invece era a sbuffi, e mamma gli diceva: che cosa sbuffi che stiamo andando in vacanza e lui gli rispondeva ma non capivo che cosa diceva perché parlava a bocca chiusa che si vedeva che si stava morsicando i denti.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><span id="more-25779915"></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Quando siamo arrivati io ero molto felice perché potevo giocare con mio cugino Franco. La casa di mio zio è piccolina ma c&#8217;ha un giardino grande grande e io e Franco eravamo sempre lì a giocare. Un giorno siamo andati anche al mare e mia mamma si è bruciata dietro le ginocchia. Mi sono divertito molto a giocare in giardino. Mia mamma si metteva sempre la crema ma dietro le ginocchia non l&#8217;aveva messa e mio babbo glielo diceva:, l&#8217;hai messa dappertutto ma non dove ti serviva. Quando siamo tornati a casa io ero molto triste. Durante il viaggio ho anche un po&#8217; pianto perché non potevo più giocare con mio cugino Franco. Invece mia madre era triste perché stava male. Era a vomiti tutto il viaggio che ci siamo dovuti fermare cento volte. L&#8217;ultima volta che ci siamo fermati babbo ha detto a mamma: ma non è che sei&#8230; ma non ho capito cosa. Mamma ha detto: non è cosa di bambini questa, è cosa di peperoni. Non ho capito niente ma loro anche se mamma era sempre a vomiti, si sono divertiti molto.</span></p>
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